Approvazione Articoli 11 e 13: la morte di internet in Europa

Nonostante gli sforzi dei cittadini, degli attivisti e degli esperti di Internet il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva europea sul copyright, con 348 voti a favore e 274 contrari.

Le accorate proteste non sono bastate a convincere la maggioranza degli europarlamentari a votare contro una direttiva volutamente incentrata sulle sole posizioni dei detentori dei diritti d’autore e delle grandi piattaforme, lasciando così da parte le richieste dei cittadini, degli artisti e dei creatori di contenuti.

La protesta è stata forse una delle più grandi degli ultimi anni per quanto riguarda il tema digitale.

Quasi 200.000 persone hanno infatti manifestato in diverse città europee e oltre 5.000.000 di firme sono state raccolte per la petizione online che chiedeva la rimozione degli articoli.

Nonostante le cifre da record però alcuni europarlamentari hanno svilito le critiche classificandole come fake news o bollando i cittadini come bot.

In base all’articolo 13 i siti e le app che permettono l’accesso o la condivisione di elementi preservati dal diritto d’autore saranno considerati responsabili delle eventuali violazioni.

Questo richiederà quindi che ogni piattaforma si tuteli accordandosi con i detentori dei diritti garantendo altresì che le licenze siano rispettate, rendendo necessari sistemi che evitino il caricamento di contenuti vietati.

In base all’articolo 11 invece gli editori avranno il diritto di obbligare le aziende che operano su internet a stringere accordi per la pubblicazione di brevi estratti di articoli e notizie.

La parlamentare Julia Reda ha così commentato:

Così com’è, la nuova legge sul copyright minaccia la libertà di internet per come la conosciamo: gli algoritmi non sono in grado di distinguere tra effettive violazioni del copyright e riusi perfettamente legali come nel caso delle parodie . . . . Obbligare le piattaforme a usare i filtri di caricamento implicherà un maggior numero di blocchi di contenuti legali e renderà più difficile la vita delle piattaforme più piccole che non possono concedersi costosi software per filtrare.”

Si prevedono quindi giorni bui per il popolo di Internet.